Comune di Buscate

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La vicenda

Riportiamo integralmente l'articolo della giornalista SILVIA COLOMBO pubblicato sul settimanale "CITTA' OGGI" di Magenta nel settembre–ottobre 1999.

Nell'articolo la ricostruzione storica degli avvenimenti è stata giustamente privilegiata rispetto alla notizia di cronaca; ringraziamo la dott.ssa COLOMBO per la cura con la quale ha trattato la questione e per averci autorizzato a pubblicare integralmente il suo scritto.


La vicenda

L’Archivio di Stato di Pavia ha restituito nel dicembre scorso al Comune di Buscate 345 documenti storici risalenti al periodo 1816 - 1866.
Essi narrano dell’occupazione del suolo lombardo e veneto da parte dell’Impero Austriaco e dei moti di liberazione, le cui prime avvisaglie si delinearono negli anni ‘20 del XVIII secolo, e che successivamente sfociarono nelle rivolte del 1848, fino alle guerre di indipendenza degli anni ‘60.
Depositati presso l’Archivio di Buscate, vi furono asportati una ventina di anni fa e solo l’anno scorso sono stati intercettati e recuperati dalla Guardia di Finanza, prima che prendessero il volo per gli Stati Uniti, dove, molto probabilmente, sarebbero entrati nella collezione di qualche ricco estimatore. Sul retro di essi infatti sono presenti dei piccoli segni a matita con i quali i ladri intendevano segnalare lo specifico valore di ciascuno di essi, che, per molti dei manifesti, è in relazione allo stato di conservazione dello stemma della casata degli Asburgo. Così l’Archivio di Stato di Pavia ha riferito a Giuseppe De Santis, responsabile dell’area amministrativa del Comune di Buscate ed appassionato storico, che si è recato di persona per ritirarli; è grazie all’Archivio di Stato se essi sono stati catalogati ed ora sono al sicuro, di nuovo nel Comune di Buscate, in attesa che il loro splendore possa essere fruito dalla Cittadinanza e dagli appassionati.
Tra di essi spiccano un manifesto dei rivoltosi lombardi, scritto a pochi giorni dalle 5 giornate di Milano del 1848, ed il manifesto che annuncia l’incoronazione dell’imperatore Francesco Giuseppe I, successore di Ferdinando I, avvenuta nel dicembre dello stesso anno.

La restaurazione

Nel 1816 il Congresso di Vienna era da poco concluso, e le grandi potenze dell’epoca cominciavano a prendere possesso delle nuove terre loro assegnate. L’Austria, che tra queste nella penisola italiana primeggiava, iniziava a stendere la propria
maglia amministrativa ed organizzativa su Lombardia ed Veneto, sottoposte al diretto controllo della corona imperiale. Così, un documento tra quelli restituiti a Buscate, datato 26 gennaio 1816, narra della “Nomina dei Grandi Dignitari di Corte per il Regno Lombardo-Veneto”, ed un altro, del 7 marzo 1816, reca la “Nomina dell’Arciduca Antonio, Gran Maestro dell’Ordine Teutonico e fratello di S.M. Francesco I, Imperatore d’Austria, a Viceré del Regno Lombardo-Veneto”. Ancor più interessante la notificazione del 7 giugno 1816 del Governo di Milano relativa a “Disposizioni normative scaturite dall’art. 17 del Trattato di Pace di Parigi del 30 maggio 1814, che accordava un termine di 6 anni, dal giorno del cambio delle ratifiche, agli abitanti dei paesi che, in forza del medesimo e delle relative convenzioni, cambiarono dominio, per disporre delle loro proprietà e recarsi ove loro maggiormente fosse gradito”.
Immagine dello stemma imperiale austriaco
Governatore della Lombardia fu allora nominato Francesco Conte di Saurau, mentre del Cav. Antonio de Raab arrivò notizia, in quel di Buscate, dell’assunzione della funzione di Consigliere Aulico e Direttore Generale della Polizia di Milano il 18 settembre 1816.
Il Regno Lombardo-Veneto cominciò immediatamente ad organizzare il prelievo fiscale nelle nostre terre: “Notificazione del 21 aprile 1816 dell’I.R. Governo di Milano relativa alla scadenza dell’imposta prediale dei rimanenti 4 bimestri dell’anno 1816”, quindi “Determinazione del 27 maggio 1816 dell’I.R. Governo di Milano relativa al pagamento all’I. Regio Erario della tassa personale per l’anno 1816 da effettuarsi, in ragione di lire 3,20 per ciascuna testa, nel prossimo mese di agosto”, ed anche a sanare le pendenze creditizie ancora aperte del Governo francese : “Avviso di proroga per l’insinuazione dei titoli di credito dei Comuni, degli stabilimenti e dei privati verso il Governo Francese. Milano, 10 giugno 1816.” La possibilità di vantare passività verso gli sconfitti è attestata fino a tutto il 1829 : “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n° 10544-2881 C relativa a disposizioni riguardanti la proroga concessa sino al corrente anno 1829, termine da ritenersi ultimo e perentorio, per l’insinuazione dei crediti per arretrati anteriori al 1° aprile 1814 provenienti da pensioni ecclesiastiche, comprese quelle dei commendatori di ordini religiosi militari, iscritte al 20 aprile 1814 sui registri della Cassa Pensioni del già Monte Napoleone, o che si trovassero in corso attuale di pagamento sulle casse delle provincie di Lombardia” del 31 agosto 1829 e “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n° 21-P relativa a disposizioni per il riparto di diverse passività procedenti dal Monte del cessato Regno d’Italia, in esecuzione del disposto dell’articolo 97 dell’atto finale del Congresso di Vienna del 9 giugno 1815” del 9 gennaio 1829.
L’Impero austriaco, nel suo primo prendere possesso delle nostre terre, provvede anche ad atti di clemenza, abolendo, con notificazione del 21 aprile 1816, le pene corporali, nonché provvedendo immediatamente a sollecitare lo sviluppo economico del luogo, attraverso invio di monete austriache nelle nuove province dell’Impero, ed ancora assegnando riconoscimenti “... a chi avrà fatto civili scoperte nelle arti meccaniche e nell’agricoltura o inventati, perfezionati o trasportati nel territorio soggetto al Governo di Milano nuovi rami d’industria, nuove sorgenti di pubblica prosperità”. Il manifesto del 22 agosto 1816 (e poi i molti altri successivi) rende noto infatti della distribuzione di medaglie d’oro e d’argento che si sarebbe tenuta il 4 ottobre (giorno dell’onomastico dell’imperatore) nel Palazzo delle Scienze ed Arti di Milano. Da menzionare, a tal proposito, che nel 1834 l’attribuzione di onorificenze volle in particolar modo essere rivolta a coloro che “... si saranno distinti nella coltivazione e piantagione delle brughiere.” Il 27 dicembre 1817 viene emessa una notificazione relativa all’uso dei battelli a vapore; del 13 aprile 1825 è l’avviso “dell’I.R. Delegazione Provinciale di Milano n° 9007-609 VIII relativo all’apertura dell’esposizione straordinaria dei saggi di manifatture, che si terrà a Milano alla fine di maggio per rendere omaggio a S.A.I.R. il Serenissimo Arciduca Viceré.”
Iniziano fin da subito i lavori di fortificazione e di tutela del territorio : “Avviso dell’I.R. Delegazione della Provincia di Milano relativo alla gara d’appalto per le opere di difesa alla sponda sinistra del Ticino nelle vicinanze dello spallone del nuovo ponte di pietra presso Boffalora. Milano, 4 marzo 1817.” e ““Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n°12034-1956 P relativa a speciali prescrizioni, coerenti ai principi generali dell’austriaca legislazione penale, per garantire i lavori idraulici, svolti per la conservazione e la prosperità territoriale delle Provincie Lombarde e Venete, da ogni alterazione di argini e canali. Milano, 13 maggio 1820.” ed ancora “Avviso dell’I.R. Delegazione Provinciale di Milano n° 21852-1053 I relativo all’appalto delle opere per il prolungamento della scarpa artificiale di “schieppi” e ciottoli alla sponda sinistra del Ticino, in territorio di Lonato” del 1827.
In tema di vita materiale, da segnalare la presenza di una bestia feroce nella provincia di Milano nel 1816 (per il cui abbattimento il Governo austriaco concedeva un premio di lire 600), l’immediata e continua emissione di disposizioni per l’esercizio dell’arte medica, le prescrizioni sulle feste da ballo venali ed il carnevale e la proibizione, fin dal 1816, dei giochi d’azzardo, tra cui quello del “camuffo”, la promulgazione di regolamenti sul catecumenato, in particolar modo su quello ebraico, l’indizione di numerose gare d’appalto (per la fornitura di erbe alla Farmacia Militare, per quella del pane alle carceri, ...)

Gli israeliti, nella fase della restaurazione dell’impero, non sono discriminati rispetto ai cattolici; l’atteggiamento degli austriaci muta però col passare del tempo. Se il 12 aprile 1817 veniva emessa una “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano relativa al libero commercio dei grani nelle Provincie lombarde, sia agli israeliti sia agli altri sudditi di S.M.”, il 20 luglio 1829 viene emessa la “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano relativa alla Sovrana Risoluzione del 16 maggio 1829, la quale stabilisce che in avvenire l’arte farmaceutica non è più da annoverarsi tra quelle il cui esercizio è permesso anche agli Ebrei.”
Ma i documenti restituiti a Buscate non riferiscono solo di vita materiale. Sono infatti presenti anche dei veri e propri trattati internazionali, in maggior parte sottoscritti coi Ducati rivieraschi del Po, retti da Signori strettamente imparentati con gli Asburgo, e quindi, di fatto, indirettamente controllati dalla stessa famiglia imperiale: era il caso del Ducato di Modena, del Granducato di Toscana e del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, quest’ultimo fino alla morte di Maria Luigia. L’Arciduchessa Maria Luigia era la primogenita dell’Imperatore d’Austria, andata in moglie a Napoleone nel 1810. All’abdicazione del marito, fallito il tentativo, da parte austriaca, di farle attribuire la reggenza della Francia, le fu assegnato il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, con l’intento però di fare ritornare queste terre in mano ai Borbone alla sua morte.
Ebbene, con Maria Luigia, ci narrano i documenti di Buscate, l’impero austriaco sottoscrisse un trattato per “... il libero reciproco trasporto delle sostanze, eredità e successioni ...”, notificato da Milano il 30 aprile 1818; col Ducato di Modena fu definito il trattato “... sulla reciproca percezione delle pensione dei rispettivi soldati. Milano, 17 maggio 1819”; quindi con la Confederazione Svizzera S.M.I. Francesco I stipula una Convenzione “... per la libera estrazione delle sostanze dei privati dall’uno nell’altro dei due Stati. Milano, 10 agosto 1818.” Del 13 settembre 1825 è una notificazione “... relativa all’introduzione di un sistema uniforme per il pagamento delle vigenti tariffe generali dei dazi d’importazione ed esportazione delle merci, con conseguente parità di trattamento nei riguardi degli individui turchi, austriaci o di altre nazioni interessati allo scambievole movimento delle merci fra la Monarchia Austriaca ed il Governo Ottomano.”
Il commercio e l’industria fiorirono rapidamente, ed i documenti di Buscate danno attestazione dell’estrazione dei maiali (13 giugno 1818), dell’importazione di vini e liquori (14 ottobre 1818), del commercio di seta, cotone e lana (23 novembre 1818); intanto, con notificazione del 29 aprile 1818 erano state fissate le nuove tariffe “... per il pedaggio sul nuovo ponte eretto sul Fiume Adda fra Vaprio e Canonica”, definite con precisione tutta austriaca: con fardello, senza fardello, ... Ricorrenti le notificazioni per “... la monta delle cavalle preso le stazioni di monta in Milano, Melzo e Melegnano, dove saranno distribuiti i reali distaccamenti degli stalloni destinati al prosperamento delle razze di cavalli.”. Nel 1829 nel vengono esentate dal dazio le merci in transito per il Monte Spluga, in Svizzera; nel 1847 l’esenzione venne estesa anche al transito per il San Gottardo.
Nel 1819 vennero modificate le tariffe per lino e canapa (notificazione del 29 marzo), introdotte quelle per l’importazione e l’esportazione della carta (22 marzo); del 23 ottobre 1819 è il primo provvedimento di limitazione, di cui ci rendono edotti i documenti di Buscate, sulla stampa : ”Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n° 27017-4273 P relativa al divieto per chiunque di tenere ogni sorta di torchi a stampa sia di pietra ad uso litografico, sia di rame, senza averne ottenute la superiore autorizzazione nei modi regolari.”
Sull’istruzione i documenti di Buscate ci attestano un primo intervento nel 1817, e poi via via sempre nuove determinazioni nel 1819, sulla validità degli studi privati o condotti in altri Stati, sui “... titoli di Ingegnere, Architetto, Agrimensore e Ragioniere. Milano, 1819”, sulla professione di Medico, Chirurgo, Farmacista, Levatrice. Un documento del 29 agosto 1825 attesta l’inizio dell’anno scolastico “... nei licei e in tutte le sezioni degli Studi delle Università ...” per il 3 novembre, e nel medesimo anno “... i maestri elementari sia maggiori che minori, già patentati e che o non subirono il prescritto esame intorno alla metodica o che, sottoposti a tale esame, non furono muniti del relativo attestato di licenza” furono invitati “a presentarsi il giorno 9 febbraio p.v. alle ore 9 a.m. alle I.R. Scuola Elementare maggiore normale in Milano, ubicata in piazza dei Mercanti, per essere esaminati sulla metodica.”. Nel 1817 il Governo di Milano lanciò una gara d’appalto per la Gazzetta di Milano e nel 1820 una per l’I.R. Teatro alla Scala..

I moti del 1820

Tra i documenti storici restituiti, nel dicembre scorso al Comune di Buscate, ve n’è uno, datato 29 agosto 1820, che narra della “... diffusione della società dei cosiddetti Carbonari, il cui scopo è lo sconvolgimento e la distruzione di Governi, pertanto chi vi partecipa è perseguibile penalmente al pari di un reo di alto tradimento”. Nell’Europa della Restaurazione buona parte dell’opposizione politica si esplicò mediante società segrete, nate spesso già prima della caduta di Napoleone. Loro carattere peculiare era che i membri non erano noti nemmeno a tutti gli altri affratellati, mentre i programmi erano per lo più noti solo a chi vi aderiva. Tra queste la più famosa fu la Carboneria, sviluppatasi dapprima nel meridione d’Italia e che raggruppava intellettuali, ufficiali e parte del notabilato. Ai primi di luglio 1820 Carbonari ed Ufficiali liberali si erano messi in moto nel Regno delle Due Sicilie; ecco dunque che l’Impero asburgico, preoccupato degli sviluppi nell’Italia meridionale, emanò, il 24 gennaio 1821, come ci indicano i documenti restituiti a Buscate, una “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n° 567-71 C relativa al divieto di esportazione e di transito del nitro, sia greggio che raffinato, diretto al Regno delle Due Sicilie, agli Stati esteri limitrofi italiani o ai porti di mare dell’Adriatico e del Mediterraneo.” Vienna guardava con particolare apprensione ai moti napoletani: se in Italia il movimento costituzionale si fosse generalizzato, ne sarebbe potuta conseguire la messa in discussione dell’egemonia austriaca, poiché, come abbiamo già avuto modo di indicare nelle scorse settimane, il Governo austriaco era alleato e tutore dei Governi italiani restaurati, contro cui i liberali si battevano per avere la Costituzione.
Inoltre nel gennaio dello stesso anno una rivolta antiassolutista era già scoppiata in Portogallo e nemmeno Vienna era immune da questi fermenti. Il 3 settembre 1818 era uscito a Milano il primo numero de Il Conciliatore, fucina d’ideali patriottici alimentati da una cultura romantica, che già nel 1819 fu colpito dalla censura austriaca. L’incendio covava ovunque, e per i potenti di allora era assolutamente necessario evitare che si propagasse. Per questo nell’ottobre 1820 i rappresentanti di Austria, Francia, Gran Bretagna, Prussia e Russia si riunirono a Troppau, e poi nel gennaio 1821 a Lubiana, per siglare un accordo di interdipendenza, in virtù del quale lo scoppio di una rivoluzione all’interno di uno di essi avrebbe dato agli altri il diritto di intervenire, per il mantenimento dello status quo. Ecco perchè i moti napoletani finirono, nei primi mesi del 1821, sotto le armi austriache e perchè, sulle nostre terre lambite dal Ticino, le stesse armi sedarono gli insorti piemontesi, appoggiati, anche se in modo ambiguo, dalla Monarchia piemontese (Novara, 8 aprile 1821).

I moti del 1830 - i moti di Varsavia.

L’esercito polacco insorse a Varsavia il 29 novembre 1829, cacciando i Russi e dando vita ad un Governo provvisorio, che nel gennaio del 1831 proclamò l’indipendenza della Polonia. I documenti di Buscate recano traccia dei moti polacchi attraverso la “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n° 35-P con la quale si dà notizia che S.M., in conseguenza dei torbidi scoppiati a Varsavia, ha proibito in generale l’esportazione nel Regno della Polonia e nello Stato libero della Cracovia delle armi, comprese le falci, le picche e le munizioni da guerra.” emessa a Milano, 20 gennaio 1831. Del 1° febbraio 1831 è la “Notificazione dell’I.R. Governo di Milano n°293-P con cui si informa che S.M. ha proibito l’esportazione dei cavalli dagli II.RR. Stati Austriaci per la Polonia, fino quando perdura in essa lo Stato di insurrezione”, ed infine è del 31 marzo 1837 la “Notificazione dell’I.R.Governo di Milano n° 10023-845 relativa alla Sovrana Risoluzione del 30 gennaio 1837 con la quale si ordina che tutti i fuoriusciti polacchi, che hanno preso parte all’ultima insurrezione conto la Russia e che si trovano sul territorio austriaco senza uno speciale permesso di soggiorno, devono, entro il limite perentorio del 10 giugno 1837, presentarsi alla Delegazione della Provincia nella quale dimorano oppure alla Direzione generale di polizia del loro domicilio e fornire precise notizie sulla loro individualità, così da poter ritornare in patria o essere condotti a pubbliche spese fuori dallo Stato.”.

I moti italiani del 1831.

Il movimento italiano prese avvio all’inizio di febbraio a Bologna e a Modena, per coinvolgere di lì a breve l’intero Stato estense, Parma, le Legazioni pontificie, le Marche e l’Umbria. La reazione austriaca non si fece attendere, nè i rivoltosi furono in grado di opporre un’adeguata resistenza, cosicchè le truppe imperiali riportarono ovunque l’ordine tra l’inizio e la fine di marzo ‘31.
Per questo, evidentemente, gli Austriaci ritennero di poter ritirare il divieto, dapprima emesso, circa l’esportazione di armi verso le terre rivoltose, sicchè i documenti di Buscate presentano, in data 27 giugno 1831 una “Notificazione dell’I.R.Governo di Milano n°3532-P con cui si dà notizia che è stato abolito il divieto per l’esportazione delle falci negli Stati di Modena, di Parma e negli Stati pontifici”. Ma probabilmente, ancor più che la repressione imperiale fece il colera: è del 17 ottobre 1831 l’ ”Avviso dell’I.R. Delegazione Provinciale di Milano n° 31672-6329 relativo ai provvedimenti da adottare per impedire il propagarsi nel regno Lombardo-Veneto del cholera morbus asiatico” e del 31 agosto 1835 l’ “Avviso dell’I.R. Delegazione Provinciale di Milano n° 29428-6083 VII relativo all’allestimento sia nella città che nella campagna di case di soccorso in cui accogliere e curare gli ammalati colpiti dal cholera morbus asiatico, nonchè all’istituzione in tutte le città e i comuni delle Province di commissioni composte da persone cui dare l’incarico di ricevere e registrare le offerte in denaro, viveri, locali, medicamenti e ogni altra cosa possa essere impiegata a profitto degli infermi e dei miserabili”.

I moti del 1848.

Le rivoluzioni del 1848, cronologicamente, partirono dall’Italia meridionale, e più precisamente da Palermo, dove nel gennaio 1848 la gente dei quartieri più poveri, poche decine di borghesi, qualche prete e qualche nobile di orientamenti liberali si scontrarono con le truppe regie borboniche. Le notizie che arrivano dal sud crearono fermento negli altri stati italiani.Si cominciò a percepire che gli eventi siciliani segnavano un passaggio ad una situazione nuova: dalla fase delle riforme concesse dai Sovrani alla Rivoluzione. All’inizio i sovrani degli stati italiani resistettero; alla fine però dovettero cedere, ed il movimento costituzionale italiano precedette quello degli altri Stati europei. I soli stati della penisola che non diventarono costituzionali furono quelli governati o controllati dagli Austriaci: regno lombardo-veneto, ducato di Parma e di Piacenza, ducato di Modena.

Il 6 settembre 1838 era stato incoronato imperatore Ferdinando I, “per la Grazia di Dio”.
E’ a sua firma un documento, vero capolavoro - a nostro giudizio- della comunicazione, dell’inizio del 1848, il cui testo riportiamo integralmente: “Noi, Ferdinando I, per la grazia di Dio Imperatore d’Austria, Re d’Ungheria e di Boemia, quinto di questo nome; Re di Lombardia e Venezia, di Galizia, Lodomiria ed Illiria; Arciduca d’Austria, ecc. ecc. Venuti in cognizione degli spiacevoli avvenimenti verificatisi di recente in varie parti del Nostro Regno Lombardo-Veneto, ed onde non lasciare quella popolazione in dubbio sui Nostri sentimenti a tale proposito, vogliamo che sia senza indugio notificato alla medesima quanto Ci rincresca tale stato di agitazione prodotto dagl’intrighi di una fazione che tende incessantemente alla distruzione del vigente ordine di cose. Sappiano gli abitanti del Nostro Regno Lombardo-Veneto essere stato ognora scopo primario della Nostra vita il bene delle Nostre Province Lombardo-Venete, come di tutte le parti del Nostro Impero, e che a tale Nostro assunto Noi non verremo mai meno. Noi risguardiamo qual Nostro sacro dovere di tutelare con tutti i mezzi, dalla Divina Provvidenza riposti nelle Nostre mani, e di energicamente difendere le Province Lombardo-Venete contro tutti gli attacchi, da qualunque parte essi vengano. A tal uopo Noi calcoliamo sul retto sentire e sulla fedeltà della gran maggioranza degli amati Nostri sudditi nel Regno Lombardo-Veneto, il ben essere de’ quali e la sicurezza nel godimento de’ loro diritti sono stati sempre notorj tanto nello Stato quanto all’Estero. Calcoliamo pure sul valore e sul fedele attaccamento delle Nostre truppe, di cui è sempre stata e sempre sarà la maggior gloria il mostrarsi valido appoggio del Nostro Trono qual baluardo contro le calamità che la ribellione e l’anarchia riverserebbero sulle persone e sulle proprietà dei tranquilli cittadini. Vienna, 9 gennaio 1848. FERDINANDO.”

Il 13 marzo un’insurrezione scoppiò a Vienna, il 15 a Budapest, il 17 a Venezia, il 18 a Milano: sono le gloriose 5 giornate di Milano, dal 18 al 23 marzo, quando gli Austriaci vennero cacciati dalla città e il Piemonte si decise “a romper guerra all’Austria”.
Quindi fu la volta di Berlino, della Croazia e della Slovenia. L’imperatore Ferdinando I nel 1848 era già infermo di mente e la corte tentò di fermare le insurrezioni facendo dimettere Metternich, simbolo del regime e della restaurazione. Venne anche abolita la censura e promessa la convocazione di un’assemblea costituente, il che però non produsse alcun risultato.
Intanto in Italia i Piemontesi ed esigui contingenti degli altri Stati italiani si scontravano con l’esercito imperiale a Pastrengo il 30 aprile, riportandone vittoria. Gli stati minori dell’Emilia settentrionale e della Toscana si unirono ai Savoia; lo stesso decidette Milano col plebiscito del 29 maggio ‘48.
Ma a giugno l’esercito imperiale, guidato da Radetzky aveva ripreso abbondantemente le forze, riconquistò gran parte del Veneto e sconfisse i Savoia a Custoza, i quali dovettero firmare l’armistizio a Vigevano il 9 agosto e abbandonare la Lombardia e Parma.

Cosa ci dicono, di questi eventi, i documenti di Buscate? In primo luogo occorre segnalere che vi è un documento dei rivoltosi : è del 30 marzo 1848, a firma di Giulio Sommariva, Giuseppe Mola e Paolo Griffini, del Comando di Guerra di Lodi. Stampato su carta rosata, così recita: “Nel reiterare l’invito a questa generosa Gioventù di concorrere allo stabilimento dell’Indipendenza Lombarda coll’arruolarsi quali volontari nelli reggimenti di Fanteria e di Cavalleria, si avverte che nel Municipio all’ufficio di questo Comitato trovansi aperti appositi registri di Ruolo e che provvisoriamente ad ogni uomo ritenuto idoneo, viene fissata la paga di un franco e mezzo per giorno, la quale cesserà quando comincerà la distribuzione effettiva dei viveri.” e quindi molti documenti repressivi dell’Impero asburgico : “Avviso dell’I.R. Governo della Lombardia ... con cui si dà notizia che S.M. l’Imperatore non è disposto a tollerare alcuna dimostrazione popolare con mire antipolitiche, che tutte le Autorità si dovranno adoperare per ovviare a qualunque alterazione della pubblica tranquillità, e che, infine, non sono permesse feste straordinarie e insolite adunanze popolari. Milano, 12 febbraio 1848”, quindi “Notificazione dell’I.R. Governo della Lombardia ... relativa all’ordine di S.M. l’Imperatore di dare luogo ad una procedura sommaria per tutte quelle azioni che turbano la pubblica tranquillità e di intervenire prevenendo o reprimendo altre azioni che, per se stesse innocue, possano assumere un carattere pericoloso in tempi di agitazione politica come quello presente. Milano, 22 febbraio 1848” Il contenimento dello stato di agitazione fu tentato anche mediante azioni accomodanti, quali la diminuzione del prezzo del sale, nonchè la decisione di soprassedere all’esazione delle tasse arretrate, attuate con appositi provvedimenti tra l’agosto ed il settembre 1848, a firma del Maresciallo Radetzky.

Infine, (solo perchè, purtroppo, per motivi di spazio non ci possiamo dilungare oltre) l’incoronazione di Francesco Giuseppe I, seguita all’abdicazione dello zio Ferdinando I, nel dicembre 1848 e la ripresa degli sconti coi Piemontesi, nel marzo 1849, proprio a casa nostra, lungo il corso del Ticino, fino alla sconfitta definitiva dei Savoia, siglata con l’armistizio di Novara dell’agosto ‘49. I documenti di Buscate ci danno quindi testimonianza della repressione di Radetzky su città come Brescia, e della penalizzazione attuata sull’economia piemontese anche mediante l’istituzione di altissimi dazi sul vino. Ma c’è menzione, tra i documenti ritrovati, anche del diffondersi del telegrafo, delle caldaie a vapore, e delle strade ferrate, tra tutte la Ferdinandea Lombardo-Veneta.
Ai Buscatesi ora il compito di valorizzare il loro patrimonio storico ritrovato.
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